Dall’opera “Le Nozze di
Figaro” Commedia per musica in quattro atti di W.A.Mozart,
su libretto di Lorenzo
da Ponte
Voi che sapete - che cos’è amor,
donne, vedete - s’io l’ho nel cor.
Quello che provo - vi ridirò,
è per me nuovo, - capir nol so.
Sento un affetto - pien di desir;
ch’ ora è diletto, - ch’ora è martir;
gelo, e poi sento - l’alma avvampar,
e in un momento - torno a gelar.
Ricerco un bene - fuori di me:
non so chi il tiene, - non so cos’è;
sospiro e gemo, - senza voler,
palpito e tremo – senza saper;
non trovo pace – notte né dì,
ma pur mi piace – languir così.
Voi che sapete- che cos’è amor,
donne, vedete – s’io l’ho nel cor.
Il melodramma “ Le nozze di Figaro” è
unanimemente considerato uno degli esempi più perfetti di drammaturgia
musicale, frutto della collaborazione fra Lorenzo da ponte e Mozart. Le
caratteristiche lo pongono nella dimensione propria della commedia
umana. E’ infatti prima di tutto un dramma dei sentimenti, ove tutto si
confonde (amore, sesso, gelosia, ira , ricatto di classe, orgoglio
aristocratico, malinconia, gioco) al fine di mostrare, nel carosello dei
personaggi uno straordinario panorama di emozioni. Tutti i personaggi
della vicenda sono mossi da un medesimo motore, che è il bisogno
d’amore, sia esso considerato come semplice desiderio sessuale (per
esempio nel conte D’Almaviva), oppure come nostalgia di una felicità
perduta (la contessa) o ancora come puro affetto familiare (Figaro e
Susanna); non manca il lamento dettato dalla gelosia di un marito che si
crede tradito o il tentativo di eccitare la gelosia da parte di una
fidanzata che si pensa trascurata.
L’aria “Voi che sapete che cos’è amor” (II atto),
che qui presentiamo, è un gioiello di tenerezza e di malinconia.
Viene cantata da Cherubino, il giovane paggio
del conte D’Almaviva, costantemente inebriato dalla bellezza femminile,
pieno di intimo ardore, che già in una precedente aria ( “Non so più
cosa son,cosa faccio” I atto), aveva confessato il suo smarrimento di
fronte al sentimento d’ amore.
N.B. L’originale strumentale per ovvi motivi
di spazio è stata ridotto per pianoforte, mentre la parte del soprano è
stato affidato all’oboe.
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