L’AQUILA, LA RINASCITA DELLE PICCOLE COSE

 Emanuela Medoro

 

Le luci della città che fu, lentamente, dove erano e come erano, tornano a riaccendersi. Quelle accecanti che sfarzosamente brillano nei dintorni a ridosso delle new towns non sono luci della città, sono luci che circondano la città ed illuminano la dolorosa e dannosa dispersione del tessuto economico e sociale della città, in ciò che si chiama ricostruzione de-localizzata. I progetti faraonici di cui si parla, elaborati per  erigere cattedrali nel deserto, di gusto dubbio ma di profitto sicuro, sono utili a pochi, la città vuole rinascere dove era e come era, nei limiti del possibile, in modo condiviso da tutti.

Per questo saluto con gioia l‘ inaugurazione della vecchia sede della Croce Rossa Italiana, nel viale omonimo, avvenuta alla presenza di dirigenti locali e  nazionali, nel corso di una cerimonia largamente partecipata dalle componenti professionali e volontarie della CRI.   Particolarmente toccante il dono di una signora romana, Renata Penta, architetto e scenografa,  vivace e giovanile nella sua nona decade, che ha fatto un omaggio specialissimo alla CRI dell’Aquila: una serie di acquerelli che ritraggono i comignoli aquilani, nella varietà delle forme che spiccavano sui tetti di tegole antiche. L’autrice frequentò la città, in un tempo lontano, e  prese appunti con rapidi schizzi su un quadernetto di cartoncini bianchi che, conservato gelosamente per tanti anni,  è saltato fuori dopo il sisma, fonte di ispirazione per gli acquerelli,  oggi esposti in una stanza della sede centrale della CRI dell’Aquila.

Saluto con gioia anche la riapertura della gelateria in piazza del mercato, di negozi, bar e pizzerie nei vicoletti delle immediate vicinanze del corso. Per ora sono pochi i coraggiosi, festeggiati caldamente dalla vecchia clientela. Esempio da seguire. La gente torna a sciamare lungo Corso Federico II e Corso Vittorio Emanuele. Questo vogliamo, la nostra città, quella di sempre. Non è il pensiero di menti limitate incapaci di sogni audaci e progetti grandiosi, è solo l’aquilanità,  quella che  vive da secoli con vicende alterne di crescita e decadenza.

La gioia di cui sopra sarebbe perfetta se per un miracolo divino o umano sparissero le erbacce incolte ed incivili dalle zone cosiddette verdi, degradate, abbandonate e piene di sporcizie, dal parco del Forte Spagnolo e dintorni, da quello di via Strinella e così via. Nel caso che qualche mente brillante pensasse di estirpare le erbacce con una bella colata di cemento, tengo a precisare che il verde ben curato arreda gli spazi esterni, li rende piacevoli da guardare e da vivere, migliora la qualità della vita di tutti.

 

emedoro@gmail.com

15 luglio2010.