L’Abruzzo nel mondo, il mondo in Abruzzo.

 Emanuela Medoro

 Il New York Times online  del 21 febbraio 2007 ha pubblicato un lungo articolo  intitolato “Una nipote d’Italia rompe il codice degli spaghetti” di Kim Severson .

 Si tratta di una giovane giornalista americana che ha sentito il bisogno di visitare il paese d’origine della nonna, Ateleta, alla ricerca della vera ricetta per fare  le polpette al pomodoro, piatto principe della cucina di sua madre, simbolo dell’unità della famiglia .

Questa giornalista è la nipote di una donna semianalfabeta emigrata giovanissima negli Stati Uniti all’inizio del secolo da Ateleta, tale Filomena Ranallo Zappa. Quanto lavoro ci è voluto per la giornalista per arrivare a trovare la ricetta delle polpette della nonna, e capire qualcosa nella nostra lingua, nonostante la presenza di un interprete!

Narra la giornalista che una volta faticosamente giunta ad Ateleta, una donna anziana della sua parentela le ha preso un braccio, l’ha scossa ed ha esclamato :”Ma tu perché non parli Italiano!?”   

Metto questo episodio in relazione al libro da poco uscito “ Oltre confine” di G. Palmerini che raccoglie in un volumetto articoli con notizie di cronaca e personaggi di L’ Aquila e dintorni pubblicati su giornali in lingua italiana di  mezzo mondo. E così  apprendiamo che in giro per il mondo ci sono 60 milioni di connazionali sparsi nei cinque continenti, più abruzzesi a Toronto e dintorni che in Abruzzo,  e via discorrendo nei cinque continenti. Sono dei voraci lettori di notizie provenienti dall’Italia e dai luoghi di origine.

 Ma quanti sono e  chi sono quelli che capiscono ancora l’italiano scritto? Questa bella attività di giornalista, per cui dobbiamo sicuramente complimentarci con Goffredo Palmerini , fatta in lingua italiana, ci spinge a riflettere seriamente sul problema della tutela e diffusione della lingua e cultura italiana fra i discendenti dei nostri emigrati.

Quanti ,effettivamente, di quei sessanta milioni, completamente immersi nelle città e nella cultura dei paesi d’accoglienza, sono ancora in grado di leggere e capire un articolo di giornale scritto  in italiano?

 Forse gli anziani , quelli che partirono con qualche bagaglio linguistico che andava oltre il dialetto del paese d’origine, forse quelli più giovani che per motivi di lavoro o personali hanno avuto la fortuna di mantenere contatti con l’Italia. Ma quanti giovani di terza o quarta generazione padroneggiano ancora quel tanto di lingua che consenta loro di capire un articolo scritto  in italiano? Ovviamente qui il pensiero è rivolto principalmente ai  discendenti di emigrati in  Nord Europa, Nord America ed Australia, essendo il problema meno rilevante per quelli presenti in Sud America, data  la naturale affinità fra le lingue neolatine.

Appare evidente  che se l’Abruzzo è presente nel mondo, “oltre confine”, é necessario anche in contrario, cioè che il mondo sia presente in Abruzzo, per imparare la lingua italiana parlata e scritta, le nostre abitudini , conoscere luoghi, persone e cose.

 Strutture permanenti  per la diffusione e l’insegnamento della lingua e cultura italiana, pienamente operanti  nel corso di tutto l’anno , con accoglienza, lezioni, incontri ,visite , divertimenti ed intrattenimenti per persone di tutte le età, giovani e meno giovani, potrebbero contribuire a ridurre il vuoto di comunicazione fra l’Italia, l’Abruzzo ed i discendenti degli emigrati, e far si che quelli di loro che sentono il bisogno di riscoprire le origini possano comunicare con la parentela e con tutti noi. A prezzi bassi, naturalmente, alla portata di tutti, anche dei meno fortunati. L’investimento in cultura è sempre un utile, specialmente in  questo caso.

 Queste strutture educative potrebbero arricchire la nostra città di attività stimolanti, di presenze veramente curiose ed interessate alla nostra cultura, contribuire a diffondere nel mondo  conoscenze, lingua, cultura, tecnologie ed artigianato, ed accrescere il numero dei  lettori di giornali stampati nel mondo in lingua italiana. 

 

28 Agosto 2007