La Transumanza di Elio Peretti
Ringrazio il Prof. Gianfranco Totani per l’invito a partecipare a questa riunione e, non posso tacere il fatto che lo ricordo sui banchi del liceo scientifico, molti anni fa, ragazzo silenzioso e partecipe, in una classe che ha dato alla città parecchi brillanti professionisti .
Ringrazio ovviamente Elio Peretti per avermi dato l’opportunità di lavorare su un suo testo, e tutti i presenti che hanno la pazienza di sentire le nostre chiacchiere..
Il rapporto con Elio è incominciato cinque anni fa, quando gli feci omaggio della traduzione in inglese di cinque o sei sue poesie, provenienti dalla raccolta “…Nel Pensier Mi Fingo…”. Ricordo che questa raccolta fu presentata nella sala dei gesuiti, con discorsi di esperti molto ben documentati ed articolati sulla poesia di Peretti. Ricordo altresì, che durante quei commenti la mia mente formava delle frasi in inglese equivalenti ai testi delle poesie, insomma mi venivano spontaneamente delle traduzioni, di cui presi appunti a matita durante le conferenze. Quei testi erano scritti in lingua italiana, e la traduzione veniva fuori bene e naturalmente perché lessico , sintassi , stile , e concetti espressi mi consentivano una traduzione accettabile. Quei pochi testi che tradussi somigliavano al mio personale modo di esprimermi, e mi consentivano di tradurre cioè di trasferire il pensiero in un’altra lingua ed in una cultura diversa.
Ed ora veniamo al testo di oggi “Adagio Transumante”. Quando Elio mi chiese di tradurlo in Inglese, risposi:” Mi impegno a provarci, ma non è detto che ci riuscirò ”, conoscendo bene il tipo di lingua che lui usa e messa in guardia dal solo titolo, che ha un nome che proviene dal mondo della musica e che allude a suoni lenti ed in questo caso misteriosi, accompagnato da un aggettivo che indica un movimento regolare nello scorrere del tempo .
Lessi poi il poemetto attentamente e notai che in questo testo gli aspetti tradizionali della transumanza abruzzese sono descritti con un tipo di lingua molto speciale e personale, vivace, colorita, piena di sfumature sottili, e dense di significato; inoltre il testo presenta frasi ed espressioni arcaiche o dialettali, evidente esito di studi approfonditi e letture colte.
Questa lingua risulta estranea al mio modo di esprimermi, semplice e lineare, sia in italiano che in Inglese, privo di parole rare ed inconsuete .E’ come se mi avessero chiesto di tradurre un brano di Camilleri. Pertanto non feci la traduzione, ma mi limitai ad una breve e concisa nota sul testo ed i suoi contenuti.
Qui cito solo qualcosa da quell’analisi, e tralascio di illustrare tutti i contenuti e la loro collocazione nell’opera di Peretti e nella poesia contemporanea in generale, perché certamente altri lo faranno meglio di me.
“ Il testo è una peculiare ed affascinante miscela di parole, frasi e modi di dire collegati in modo non sempre lineare. Lo scorrere del pensiero si manifesta, infatti, con associazioni molto libere, ricche di fantasia finalizzate a creare nel lettore immagini visive complesse e ricche di spunti ed emozioni, che suscitano sentimenti di solidarietà e stima per i personaggi descritti. Questo personalissimo modo di narrare dà ai pastori il carattere di eroi di un tempo passato per sempre. Inoltre citazioni da poeti (D’Annunzio: Settembre,G. Leopardi: Canto Notturno di un Pastore Errante dell’Asia ,l’Orlando di Ariosto e di Boiardo) mettono questi pastori/eroi in contatto con la letteratura alta, quindi nella dimensione del mito.
Così l’immaginazione poetica supera la stretta realtà dell’Abruzzo ed i pastori diventano parti di un mondo più ampio dove persone di paesi e culture lontane e diverse sono uniti dalla stessa esperienza di vita dura e solitaria, in comunione con la natura.”
Il testo risulta dunque complesso, con difficoltà di tipo linguistico anche per lettori Italiani/Abruzzesi. La buona traduzione in Inglese, che è stata fatta successivamente, rende i significati fondamentali delle parole in lingua semplice e scorrevole, e così il poema è reso fruibile ad un più vasto numero di lettori, anche quelli che vivono oltre i ristretti confini linguistici delle montagne d’Abruzzo.”
Aggiungo poi che la mia breve nota al poemetto è strettamente limitata al testo, ma potrebbe anche ampliarsi mettendo in relazione quest’opera con le altre dell’autore, e considerare l’autore in relazione ad altri autori della sua epoca o precedenti, è un discorso che potrebbe dunque allargarsi all’infinito.
Ho dedicato il mio breve commento a tutti i pastori d’Abruzzo che traversarono gli oceani, ed ovviamente ai loro discendenti, ne conosco tanti, che oramai stanno perdendo anche il ricordo delle origini che si fanno sempre più lontane, i nonni che parlavano il dialetto purtroppo invecchiano e se ne vanno, i genitori sono bilingui, i figli parlano solo l’inglese, e non sempre mostrano interesse per quell’origine lontana.
Auguro che questo lavoro possa avere lunga vita, che possa essere letto, e semini un ricordo per le tradizioni abruzzesi, in terre lontane, Canada, USA ed Australia.
Pensando a questi abruzzesi lontani mi domando se non possono essere degni di un poemetto anche quelli che fecero viaggi ben più lunghi ed avventurosi, e qui cito mio nonno che, come risulta dal sito Internet di Ellis Island , passò per quell’isoletta due volte, nel 1902 e nel 1906. Quanti passarono li ed altrove!
A questo punto però ,anche incuriosita dal lungo lavoro di ricerca dell’amica Prof. Liliana Biondi sulla poesia pastorale, ho fatto un po’ di ricerca anch’io su questo argomento in Internet ed ho chiesto ad un motore di ricerca (yahoo) la seguente espressione English Pastoral Poetry .560.000 voci
Ho trovato anche e potuto sfogliare (grazie al progetto Gutenberg(due milioni di libri per tutti, dappertutto e sempre,gratis ) il libro recentissimo di uno specialista di poesia pastorale che vive ed opera ad Oxford, Walter Greg. Dedica alla poesia italiana pastorale un ampio spazio, con moltissime citazioni in italiano e si dilunga a commentare le poche traduzioni in Inglese che sono state fatte. A proposito delle traduzioni dell’Aminta e del Pastor Fido dice che “ La diffusa conoscenza dell’italiano fra il pubblico dei lettori in Inghilterra rendeva le traduzioni più o meno superflue…” Oggi non è più così.
Tesi di dottorato di Heidi Landieu: Ladies in the shade: the pastoral poetry of Aphra Ben (1640-1689), Anna Finch (1661- 1770), and Elisabeth Singer Rowe (1674- 1737), che rivedono le regole e le convenzioni della tradizionale poesia pastorale maschile e così creano spazi nuovi per la libera espressione della spiritualità e della cultura femminile in generale.
A conclusione di questa brevissima nota vorrei fare una ultima breve riflessione sul fatto che stiamo traducendo in Inglese un prodotto culturale nato ad Aquila.
Traduciamo perché vogliamo che lo capiscano persone che parlano l’inglese. Penso che questa volontà ci obbliga a migliorare la conoscenza della cultura anglo americana. Si ritiene in generale che l’inglese sia la lingua degli emigrati e del business, detto ad Aquila anche con una certo atteggiamento, che certamente non significa apprezzamento positivo per questa cultura. E’ vero che l’inglese è la lingua del business, ma pensare per questo che non è una lingua colta e letteraria non mi pare molto appropriato. Cito un testo :
Meridiani Mondadori Storia della Letteratura Inglese di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l’autore del Gattopardo, il quale ha scritto questa storia quasi esclusivamente sulla base dei ricordi delle letture di opere classiche della letteratura inglese, lette in lingua inglese, reperite in parte nella biblioteca di famiglia in Sicilia, in parte a Londra dove è vissuto a lungo negli anni venti. E’ un raggio di luce.
The passionate shepherd to his love, by Christofer Marlowe,
Come live with me, and be my love,
And we will all the pleasures prove
That hills and valleys, dales and fields,
Woods or steepy mountain yields.
…a belt of straw and ivy buds
With coral clasps and amber studs:
And if these pleasures may thee move,
Come live with me, and be my love
The Nymph’s reply to the shepherd, by Sir Walter Raleigh
…Thy belt of straw and ivy buds
Thy coral clasps and amber studs,
All these in me no means can move
To come with thee and be thy love.
But could youth and love still breed
Had joys no date nor age no need
Then these delights my mind might move
To live with thee and be thy love.