-L’osteopatia e la colonna vertebrale-

 

La definizione di “Disfunzione Osteopatica” è caratterizzata dalla restrizione totale o parziale di mobilità articolare, viscerale, cranio/sacrale.

La perdita parziale di mobilità favorisce l’apparizione di disturbi funzionali e quindi della malattia.

Le disfunzioni osteopatiche possono essere provocate da traumi, sforzi violenti, stress, posturali, essere riflesse o secondarie ad altre disfunzioni.

 

Come si trova la disfunzione osteopatica e come si cura?

 

L’osteopata ricerca la disfunzione (o lesione osteopatica) attraverso dei test dinamici; si visualizza la mobilità fisiologica delle vertebre rispettando le tre leggi di Fryette, che sono i fondamenti della meccanica articolare del rachide. Una volta individuata la restrizione di mobilità, si esegue la correzione con dei principi semplici, cioè si invertono i  parametri disfunzionali e si imprime una piccola forza in un tempo molto breve, contraria a quella disfunzionale.

La mobilità vertebrale  è importante soprattutto per la connessione esistente tra nervi e visceri: una irritazione dei nervi rachidei dovuti a una restrizione di mobilità vertebrale, può causare un eccitamento dei visceri corrispondenti che nel tempo possono mutare in vere e proprie patologie.

Per questi motivi, ma non solo, una algia vertebrale (lombare, dorsale o cervicale) crea immediatamente delle contratture muscolari fastidiose, così obbligano il malato ad “atteggiarsi” spesso con posture errate in modo da sentire meno fastidio e se non curato in modo corretto e tempestivo può creare delle catene disfunzionali a distanza, così non è infrequente vedere dei pazienti che soffrono di lombalgia e il vero blocco articolare si trova ad es. sul rachide cervicale o a livello del bacino. Per questo motivo l’osteopata valuta sempre il paziente nella sua globalità e non si ferma solo nella zona del sintomo.

D.O. Rinaldo Mosca