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Copertina

La Contesa

Baiardo

Alcina

Ruggiero e l'Orca

Orlando e l'Orca

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Isola di Ebuda, al largo delle coste irlandesi, è l'alba Orlando si trova a bordo di un barchino di legno, armato di una grossa ancora a due bracci. In piedi sul battello, sta remando con vigore in direzione di una gigantesca orca marina. Batte con fragore la coda sull'acqua, e solleva enormi ondate bianche di schiuma, il mostro orrendo... Come si accorge di Orlando, dentro al piccolo scafo, li, a poca distanza, per inghiottirlo spalanca la bocca smisurata. Un uomo a cavallo avrebbe potuto entrare la dentro: Orlando si spinge avanti, e con tutta la barca, remando, si insinua tra le fauci del mostro. Conficca un amo dell'ancora nella lingua, e punta l'altro nel palato, in modo che non possano più calare da sopra ne alzarsi dal di sotto le terribili mascelle. Messo in sicurezza quell'antro oscuro con l'ancora che fa da puntello stringe la spada, e con tagli e stoccate formidabili, ferisce atrocemente il mostro. Poi esce a nuoto, stringendo tra i denti la gomena collegata all'ancora. Giunto a riva, trae in secco il brutto mostro che giace morto infine, immenso, riverso sulla spiaggia,

 

 

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Orlando e l'Orca

 

Tosto che l'orca s'accostò, e scoperse

nel schifo Orlando con poco intervallo,

per inghiottirlo tanta bocca aperse,

ch'entrato un uomo vi saria a cavallo.

Si spinse Orlando inanzi, e se gl'immerse

con quella ancora in gola, e s'io non fallo,

col battello anco; e l'ancora attaccolle

e nel palato e ne la lingua molle:

...

Messo il puntello, e fattosi sicuro

che 'I mostro più serrar non può la bocca,

stringe la spada, e per quel antro oscuro

di qua e di là con tagli e punte tocca.

  

XI, 37-39